Il film

(Usa 2011, 138′).

Ci sono film che sembrano riassumere in sé tutto il cinema che c’è stato e quello che ci sarà. Tree of Life, ad esempio. Un grandioso film-sinfonia, un’opera totale, “cosmica”, in cui Malick porta alle estreme conseguenze stilistiche il suo cinema lirico, che spezza la continuità spazio-temporale, scompone il mondo e lo ricompone alla ricerca dell’eterno, dell’attimo che li riassume tutti. Tante le letture possibili. Padre Andrea Dall’Asta, direttore della Galleria San Fedele, laureato in teologia ma anche in architettura, che conosce molto bene il cinema oltre alla storia dell’arte, lo analizzerà per noi.

Sinossi

Si comincia dall’inizio del tempo, il Big Bang. E si prosegue in un dialogo tra l’evoluzione dell’universo (il macrocosmo) e la storia di una famiglia texana (microcosmo). Siamo negli anni ’50: il padre impartisce ai figli un’educazione severa, la madre invece insegna loro il valore dell’amore e dei sentimenti. La natura e la grazia. Un lutto sconvolge la famiglia, soprattutto Jack, che diventa un adolescente tormentato e poi un adulto pieno di dubbi, angoscia e rimpianti. Ma la riconciliazione è sempre possibile, un senso c’è e va cercato fino in fondo.

«Palma d’oro al 64º Festival di Cannes, The Tree of Life, quinto lungometraggio del regista-filosofo Terrence Malick, è una favola gnostica sviluppata in forma di rapsodia cinematografica. Gnosi come conoscenza da parte dell’uomo della propria natura di scintilla divina strappata all’Essere Supremo e della propria condizione di esilio sulla terra (…) La macchina da presa disegna un flusso inesausto, si ancora agli individui, cerca il cielo inverando domande esistenziali, fruga tra i fili d’erba, s’inabissa nella terra… libera associazioni e delinea tremori… Girato come da un altrove, eccede ogni punto di vista, compreso quello di Jack, in una partitura di voci fuori dallo spazio/tempo, frammenti colti da un tutto (un universo di pellicola scartata al montaggio) che suggeriscono nella discontinuità e nell’eterogeneità, nelle ellissi e nelle digressioni, la vastità incompiuta dell’esplorazione, i balbettamenti del pensiero, le sue inerzie, l’inaffidabilità delle sue certezze».  (Alessandro Baratti e Giulio Sangiorgio, Gli Spietati.it)

«Terrence è uno studioso. Si nutre di filosofia tedesca e francese, letteratura inglese, conosce l’astronomia e l’ornitologia, conosce perfettamente la musica, anche se tenta di nasconderlo. Per dire, sa cantare il terzo movimento di una sonata di Beethoven… è un genio assoluto. Per me Malick, rintanato nella sua casa di Austin, è un essere umano straordinario, è come i monaci medievali, che furono pionieri della conoscenza». (Maurice Desplat)

Al termine, incontro con ANDREA DALL’ASTA

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