Il film

(San Girolamo, Brasile 1999, 75′, versione originale con sottotitoli in italiano, betaSP).

Uno dei punti più alti della visionaria cinematografia del regista brasiliano Julio Bressane, autore di opere sperimentali, considerato fra i principali esponenti del Cinema Novo. Qui va in scena San Girolamo, la sua opera grandiosa di traduzione della Bibbia in latino, in un film che è visione, immaginazione libera, meditazione spirituale a carnale, “cinema dell’invisibile” della miglior specie, visto in Italia solo alla Mostra di Venezia e in alcune sporadiche retrospettive (come quella curata dal Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma nel 2012). Lo presenteremo in formato beta, una versione sottotitolata in italiano vista anche a Fuori Orario, grazie al contributo di Roberto Turigliatto. Ne parleremo con Marco Vannini, massimo esperto di misticismo in Italia, autore di innumerevoli libri, tra cui quelli fondamentali dedicati a Meister Eckart, che ci aiuterà anche a riflettere su cos’è la vera spiritualità e sulla differenza tra il punto di vista mistico e quello religioso.

Sinossi

Interamente girato nel sertao del nord brasiliano, desertico e selvaggio. San Girolamo, amante delle lettere e dei testi classici, è di fronte al tribunale divino, dove gli viene chiesto di scegliere se convertirsi al cristianesimo, per dedicarsi esclusivamente allo studio delle Scritture, o continuare a seguire la filosofia di Cicerone. Il dubbio e la fede combattono strenuamente nel suo famoso sogno. Vivendo nel deserto con altri sacerdoti, Girolamo incontra Gregorio che lo introduce alla raccolta, alla copiatura e alla traduzione dei testi sacri, attività che lo porterà a Roma, come bibliotecario papale. Alla morte di papa Damaso, torna nel deserto per una vita di penitenza e un grande compito: tradurre la Bibbia in latino. Il suo lavoro è all’origine di tutte le traduzioni dei testi sacri, e insieme la maggior fonte di ispirazione per l’intera letteratura occidentale.

«Lo sfondo della vita di Jeronimo è la caduta dell’Impero romano. È la fine di un mondo, Jeronimo incarna il momento in cui si imponeva il saccheggio del meglio di un mondo che si stava chiudendo. La questione è questa. Creare una nuova parola in una lingua trasformata. Creare una nuova mentalità. Trasformare, adattare, contrabbandare alcune gemme del passato (greco-latino) nel nuovo mondo (cristiano) inevitabile e emergente. Il fatto di portare avanti questa impresa per l’umanità e lontano da essa, nel deserto, è ciò che stupisce e affascina. Questa epopea del testo, del deserto, di quell’uomo in lotta, questo è cinema. E le sue creazioni verbali, metafore, profusione di immagini, improvvisazioni: cinema. Un commentatore di Jeronimo, Maurice Testard, pensa che le tre biografie scritte sui monaci del deserto – Malco, Ilarione e Paolo – siano così fantasiose e suggestive da sembrare un misto di western e Walt Disney… e qui siamo già nel film. Un film che mescoli Intolerance di Griffith, il deserto di John Ford, Greed di Stroheim e il Vangelo secondo Matteo di Pasolini. Scelgo alcune pagine tra i molti libri, in una prosa divisa per capitoli, sequenza per sequenza, quadro per quadro, presento questo incredibile segno: Girolamo».  (Julio Bressane)

Al termine, incontro con MARCO VANNINI, studioso di misticismo.

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