Il film

(GLOCKEN AUS DER TIEFE, Germania, Usa 1993, 60′, versione originale con sottotitoli in italiano).

Uno dei tanti capolavori di Herzog, un film dedicato al misticismo russo, la fede e la superstizione, che non si limita a documentare la realtà ma, come sempre, va alla ricerca della “verità estatica”, al di là della «verità di pura superficie, la verità dei contabili» (come diceva la sua “Dichiarazione del Minnesota”): «Al cinema ci sono livelli più profondi di verità e c’è una sorta di verità poetica, misteriosa e sfuggente, e può essere raggiunta solo attraverso l’invenzione e l’immaginazione e la stilizzazione». Ce ne parlerà il filosofo Silvano Petrosino, studioso di Lèvinas e Derrida, esperto di comunicazione e antropologia religiosa.

Sinossi

Un’indagine sulla spiritualità del popolo russo. In un film diviso in capitoli, vediamo forme diverse di sciamanesimo, credenze popolari e superstizioni, ascoltiamo le parole di un predicatore dell’energia cosmica, di un guaritore con acque sacre, assistiamo alle cerimonie religiose in chiesa e alle prediche di un giovane che dice di essere il nuovo Gesù. Infine, un personaggio poetico fa risuonare le “sue” campane come fossero uno strumento senza tempo.

«Il film inizia nella Repubblica autonoma di Tuva, esattamente a nord-ovest della Mongolia. Un vecchio con una particolare voce di gola canta la bellezza della montagna. Successivamente nel film ci sono due ragazzi – uno di 12, l’altro di 14 anni – che con la stessa tecnica intonano una canzone d’amore. Cosa ha a che fare tutto ciò con un film sulla fede? Eppure vi appartiene; la ripetizione dei suoni alla fine diventa un inno religioso. Poi vediamo delle persone colte in un momento di preghiera. (…) Perché dobbiamo tener presente che Rintocchi dal Profondo non è certo un film che riferisce semplicemente i fatti, come farebbe un documentario etnografico. È come se leggendo una poesia di Hölderlin dove si descrive una tempesta sulle Alpi, si dicesse: “Ah, ecco un bollettino meteorologico del 1802” (…) Rintocchi dal profondo è uno degli esempi più chiari di cosa intendo affermando che solo attraverso l’invenzione, la creatività e l’esperienza si può raggiungere un più profondo livello di verità. Io sono partito da un dato di fatto e ho giocato con questa verità per giungere ad una comprensione poetica. Noi reagiamo con maggior fervore e passione alla poesia piuttosto che al mero reportage televisivo… Sappiamo da tempo che i poeti sono in grado di articolare una verità, meglio di chiunque altro. Ma per certe oscure ragioni i cineasti – in particolare coloro che hanno a che fare con il “dato di fatto” – non sono consapevoli di ciò e continuano a propinarci i loro anacronistici “dati”».  (Werner Herzog)

Al termine, incontro con il filosofo SILVANO PETROSINO, docente all’Università Cattolica di Milano.

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