Il film

(MAT’ I SYN, Russia 1997, 75′).

Il cinema-poesia di Aleksander Sokurov commentato da un poeta che ama il cinema come Davide Rondoni. Da una parte la potenza visiva, emotiva, spirituale di uno dei film più straordinari (e misconosciuti) dell’ultimo ventennio. Dall’altra l’intelligenza anti-convenzionale e l’arte della parola di un poeta che si dichiara cattolico («perché nulla è più affascinante, per la ragione e per il cuore, di questa inserzione del divino nell’umano, del mistero della Incarnazione»); che trova i suoi riferimenti letterari e ideali in Mario Luzi e Giovanni Testori, in Caproni e Rimbaud, ma anche in don Giussani; che parla spesso della poesia come «esperienza a cui si partecipa»: «La poesia, anzi, le buone poesie sono come quei tronchi cavi o quegli archi naturali di pietra che fanno suonare il vento, o le voci in modo insolito. E il vento e le voci sono la vita, le idee, le pene e le speranze di ognuno e di tutti. “Un grido unanime” diceva il vecchio grande Ungaretti».

Sinossi

Un figlio assiste la madre, in un luogo di campagna, vicino al mare.

«I dialoghi sono scarni e toccanti, i temi sono alti e fuori dal tempo: l’uomo di fronte alla natura e alla morte, l’amore filiale, la memoria. Ma tutto è alluso indirettamente, attraverso uno stile fatto di lunghi piani-sequenza in cui l’inquadratura è deformata da lenti anamorfiche e filtri; con lo scopo di creare un cinema di emozione pura, di intensità lancinante: lo sguardo si perde in immagini ispirate alla tradizione del paesaggio romantico di Caspar David Friedrich… Primo film a trovare circolazione in Italia del regista russo considerato erede di Tarkovskij. All’estero gente come Scorsese, Susan Sontag e Nick Cave hanno elogiato questo capolavoro; qui da noi non se n’è accorto quasi nessuno» (Il Mereghetti).

«“Mondo creato da Dio, sei bellissimo! Ma c’è qualcosa che mi opprime…”. La Madre, moribonda, non si dà pace, sogna gli incubi del Figlio che raccontano del Silenzio di Dio. È la paura della morte (la madre) o della solitudine (il figlio), (…) La Grande Madre genera il Figlio che la porterà in braccio e la nutrirà come fosse un infante. Il cerchio si chiude e si riapre, tutto torna alla Terra, con Dio o senza Dio. (…) Ogni sequenza è un capolavoro, immerso e sospeso nella natura, quella con la “N” maiuscola che ci ricomprende, che chiede un prezzo per l’incanto della sua bellezza».  (Niccolò Rangoni Machiavelli, “Gli Spietati”)

Al termine, incontro con il poeta DAVIDE RONDONI

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