Il film

(LA PASSION DE JEANNE D’ARC, Francia 1928, 97′, B/n, muto).

La trilogia che il festival ha voluto dedicare a Giovanna d’Arco si chiude col film più celebre e celebrato, uno dei capolavori assoluti del cinema muto. Per tornare alla “radici”. A un regista, Carl Theodor Dreyer, che ha saputo “guardare, mostrare, evocare l’invisibile” come pochi altri. Analizzeremo questa opera d’arte sia dal punto di vista cinematografico che da quello teologico insieme a Giuliano Zanchi, che da sempre affronta con grande intelligenza e profondità questioni a metà strada fra l’estetica e la teologia.

Sinossi

Il processo a Giovanna d’Arco. La ragazza si contrappone ai giudici con tutta la sua intelligenza e la sua umiltà. Sotto tortura cede, firmando la sua abiura, ma poi ritratta. Viene condannata al rogo. Davanti al supplizio, il popolo si rivolta, convinto che sia stata bruciata una santa. Ma gli inglesi disperdono la folla.

«La celebre storia della pulzella d’Orléans raccontata in un solo processo e in una sola giornata (…) Dreyer concentra spazio e tempo per andare oltre la leggenda e “raggiungere la verità estetica e psicologica del soggetto” (Lourcelles)… Il film non mostra l’intrepida eroina della tradizione, bensì la ragazza qualunque oppressa dal potere, pura, visionaria e sola… Uno dei capolavori del muto, in equilibrio tra reportage e cinema sperimentale».  (Il Mereghetti)

«La ricostruzione del processo e dell’esecuzione di Giovanna si snoda attraverso un gran numero di primissimi piani, il più delle volte decentrati e schiacciati contro sfondi bianchi… Utilizzando le nuove pellicole pancromatiche, con le quali era possibile riprendere i volti senza trucco, e sfruttando l’intensa interpretazione di Renée Falconetti, l’obiettivo di Dreyer enfatizzava ogni sfumatura emotiva. Le scenografie spoglie adottavano elementi espressionisti; le dinamiche inquadrature dal basso e il ritmo accelerato del montaggio delle riprese in soggettiva suggerivano l’influenza del montaggio sovietico e dell’impressionismo francese… Il film fu universalmente accolto come un capolavoro» (“Storia del cinema” di Bordwell e Thompson)

Al termine, incontro con il teologo GIULIANO ZANCHI.

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