Il film

(Jeannette, l’infanzia di Giovanna d’Arco, Francia 2017, 105′, francese con sottotitoli in italiano).

Uno degli esperimenti più folli e straordinari del cinema contemporaneo, presentato qui per la prima volta in Italia, selezionato all’ultimo Festival di Cannes nella Quinzaine des Réalisateurs. L’ennesima invenzione stravagante di Bruno Dumont, autore di film discussi, provocatori e fondamentali come La vie de Jésus (in Italia L’età inquieta), L’humanité e Hors Satan, a proposito di “cinema dell’invisibile” e di “trascendentale”. In questo caso va in scena un musical stonato e anche un po’ punk, insieme mistico e ironico, per raccontare infanzia e gioventù di Giovanna d’Arco (non le gesta, ma lo spirito), usando i versi ispirati di Charles Péguy e la musica di Igorr (melodica, elettronica, metal, rap, sinfonica). Un film stupefacente, fuori da ogni canone. Ce ne parlerà Giulio Sangiorgio, un critico che ama il cinema “che eccede”, che sfida le nostre convinzioni e abitudini di sguardo.

Sinossi

Francia, 1425. Nel mezzo della Guerra dei Cent’anni, la giovane Jeannette, alla tenerà età di 8 anni, bada al suo gregge nel piccolo villaggio di Domremy. Un giorno, spiega alla sua amica Hauviette che non può più sopportare di vedere le sofferenze causate dagli inglesi. Madame Gervaise, una suora, cerca di farla ragionare, ma lei è pronta a prendere le armi per la salvezza dell’anima e la liberazione del Regno di Francia. Aiutata dalla sua fede, si prepara a diventare Giovanna d’Arco.

«Tutti sanno come la musica possa essere una forza espressiva intensa, infinita, travolgente, e così  ho pensato che questa volta sarebbe stato interessante renderla l’elemento centrale di un film. Subito dopo arrivò l’idea di adattare Charles Péguy, dato il suo uso sorprendente di prosa e versi in termini di genere e stile. Se la poesia letteraria è il vero culmine dell’arte, nello stato attuale delle cose risulta impossibile, perché è oscura, segreta, inudibile; in breve, proibita. Sappiamo molto bene che la poesia è il fiore della letteratura, eppure non è in nessun luogo; lo teniamo segreto, per non gettarlo nella spazzatura della modernità. (…) Non avrei mai affrontato Péguy  con la sua vertiginosa poesia – specialmente la sua Giovanna d’Arco – se non avessi trovato il rinforzo di un’altra arte per rendere i suoi versi e la sua prosa. La musica è lo score; Peguy fornisce il libretto. Così, ecco inventata un’opera cinematografica.(…)

Giovanna d’Arco, come scrisse Bernanos, è “la meraviglia delle meraviglie”. Si tratta di una figura guida della mitologia francese. (…) Barrès era solito dire che Giovanna d’Arco è il miracolo di una riconciliazione nazionale. Tutti i francesi – nobili, popolani, nazionalisti, socialisti, agnostici, devoti – trovarono ciò che stavano cercando, così tanto la figura di Giovanna riunisce la totalità degli ideali e delle sensibilità francesi, racchiudendo in una sola persona tutta questa diversità e contraddizione interna… Un’anima tormentata dalla divina dannazione e dall’ingiustizia della grazia, scelta da Dio, guerriera, amata e poi abbandonata dal re, condannata e poi canonizzata dalla chiesa, che Michelet definiva una santa secolare, adorata da Jaurès, martire, lei ha attraversato tutto, ogni sentimento, il più basso come il più alto, e tutto per noi.(…)

Il temporale, se correttamente filmato, è in grado di illustrare l’eternità o per lo meno di avvicinarsi. Un piccolo flusso è abbastanza. È eternamente fluente, devi solo mostrarlo, e attraverso l’effetto naturale del confronto e delle proporzioni, lo spettatore lo vede all’improvviso. L’apparizione non si verifica nell’inquadratura cinematografica – in cui il grandioso è bandito – ma nel cuore dello spettatore, dove scorre l’eterno flusso. In quanto tale, il cinema si limita allo stato ordinario dell’essere delle cose, per non interferire con il potere che lo sguardo unico dello spettatore esercita su queste immagini incantatorie e analogiche. Questa trasfigurazione poetica suggerisce che il reale è davvero un grande corpo mistico in cui tutto è confuso e solo l’arte può vederlo».  (Bruno Dumont)

Al termine, incontro con il critico cinematografico GIULIO SANGIORGIO, direttore di FilmTv.

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