Il film

(PROCÈS DE JEANNE D’ARC, Francia 1962, 65′, b/n, versione originale con sottotitoli in italiano, 35mm).

Giovanna d’Arco e il cinema. Il festival Aquerò presenta tre film (due classici e un inedito) per esplorare una storia costellata di capolavori. Come quello di Robert Bresson, uno dei più grandi registi di tutti i tempi, un punto di riferimento nella nostra esplorazione di quel cinema che sa guardare-mostrare l’invisibile. Lo proietteremo in pellicola, come è giusto che sia, grazie alla Lab80 di Bergamo. Alla fine della proiezione, ne parleremo con Paolo Mereghetti, il più celebre tra i critici italiani.

Sinossi

Prima dei titoli di testa, la vecchia madre di Giovanna d’Arco legge la richiesta che apre il processo di riabilitazione. Nel corso del film si alternano interrogatori in tribunale a scene nella cella di Giovanna: nessuna indicazione temporale, ma solo la successione dei capi d’accusa in sequenze brevi. Parallelamente gli uomini di chiesa (i giudici) e le autorità civili (il governatore inglese di Rouen) tramano i loro giochi di potere.

«Un film giudiziario d’autore (Bresson ha scritto la sceneggiatura basandosi sulle minute del processo), in cui “gli interrogatori servono soltanto a suscitare sul volto di Giovanna le sue impressioni profonde, a registrare sulla pellicola i movimenti del suo animo” (Prédal). Rigoroso, geometrico, quasi glaciale nella messinscena (ma la logica del campo-controcampo è spezzata da primi piani emotivamente efficaci proprio in virtù del loro isolamento), il film di Bresson si distingue nettamente da tutte le altre versioni anche per il ritratto della pulzella: non più l’eroina plebea, ma una donna raziocinante nel suo mistero, disinvolta ed elegante, che si confronta con i giudici alla pari (“parlava una lingua di perfezione mirabile”, sostiene il regista)». (Il Mereghetti, Dizionario dei film 2017).

Al termine, incontro con il critico cinematografico PAOLO MEREGHETTI

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