Il film

(Italia 2017, 94′).

L’altra faccia dell’immigrazione. Quella che di solito non vediamo. La vita dei migranti prima degli arrivi sui barconi, dei tg, dell’emergenza, delle discussioni astratte che li riducono a numeri. Il “cinema dello spirito” è anche aderenza alla realtà, empatia, adesione a uno sguardo “altro”, nella massima semplicità possibile. Quella che Pasquale Scimeca aveva già trovato in Biagio, alla fine di un lungo percorso costellato di film straordinari per impegno, testimonianza, sensibilità (da Placido Rizzotto a Malavoglia). Sarà lui stesso a raccontarci come è nato questo film e il progetto di portarlo in centinaia di scuole, stabilendo anche un contatto tra ragazzi italiani e della Sierra Leone.

Sinossi

Amin e sua sorella Isoké vivono in un villaggio di povera gente, senza luce né acqua, nell’Africa subsahariana. Un giorno, una banda di predoni assalta il villaggio, bruciando la loro casa e uccidendo i genitori e i fratelli. Rimasti soli, i due bambini fuggono verso nord, finché non raggiungono il deserto, dove vengono soccorsi da una coppia di archeologi che li porta in Libia. Catturati da una milizia, dopo mesi di prigionia, di violenze e lavoro da schiavi, riescono a salire su un barcone che leva l’ancora verso l’ignoto.

«Questo non è un film sull’emigrazione, ma un film sull’Africa. Per anni ho visto arrivare i barconi. Ho parlato con i profughi che mi hanno raccontato le loro storie. Ho ascoltato i dibattiti in tv, ho letto i giornali, per cercare di farmi un’idea, di avere un’opinione precisa. Ma i miei pensieri erano sempre più confusi e incerti. La mia anima era lacerata tra paura e  senso di umanità (imprescindibile nella coscienza delle mie radici cristiane). I  miei sogni erano sempre più tormentati e urlavano, assieme alle onde del mare nelle notti di tempesta. Cosa dovevo fare? Potevo continuare a vivere indifferente di fronte al dramma che stiamo vivendo? Per questo ho deciso di andare in Africa a cercare di capire quello che sta succedendo. E come mi ha insegnato la vita, con umiltà e compassione, ho filmato quello che ho visto». (Pasquale Scimeca)

Al termine, incontro con il regista PASQUALE SCIMECA

Foto

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